{"id":329,"date":"2008-05-16T16:28:00","date_gmt":"2008-05-16T14:28:00","guid":{"rendered":"http:\/\/staging.diocesitn.it\/comunicazionisociali\/2008\/05\/16\/anno-della-bibbia\/"},"modified":"2008-05-16T16:28:00","modified_gmt":"2008-05-16T14:28:00","slug":"anno-della-bibbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.diocesitn.it\/comunicazionisociali\/2008\/05\/16\/anno-della-bibbia\/","title":{"rendered":"Anno della Bibbia"},"content":{"rendered":"<div><strong>Una prima considerazione: non c&#8217;\u00e8 film o racconto per immagini che possa sostituire la Parola testamentaria. La seconda: i film a soggetto biblico corrono spesso il rischio dell&#8217;illustrazione oppure quello della banalizzazione spettacolare. Per questo motivo le piste che indichiamo di seguito si orientano verso altri generi di racconti; non utilizzano i film come sussidi audiovisivi, ma come storie proprie che per analogia o per contrasto possono portare a riflettere sul libro dei libri e sulle modalit\u00e0 della comunicazione tra Dio e l&#8217;uomo.<\/strong><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Proviamo per esempio a partire dalla provocazione di <strong>Centochiodi<\/strong> (Italia 2007) il film con cui <strong>Ermanno Olmi<\/strong> ha concluso la propria filmografia a soggetto, in cui denuncia il rischio per la chiesa contemporanea di arroccarsi dietro la tradizione e il sapere libresco, dimenticando il primato dell&#8217;Incarnazione, annuncio di un Dio dei vivi che \u00e8 Amore prima di essere Legge. La crocifissione dei libri nell&#8217;antica biblioteca universitaria che apre il racconto permette di rimettere a fuoco la dialettica tra Parola scritta e Spirito, e &#8211; al di l\u00e0 del racconto filmico &#8211; consente di confrontare la posizione cattolica con le altre confessioni cristiane, come pure con le religioni sorelle, ebraismo e islamismo.<\/p>\n<p> Il modo in cui viene sviluppato il racconto filmico permette inoltre di approfondire il tema della semplicit\u00e0 evangelica, stoltezza e scandalo dei sapienti, e in particolare la modalit\u00e0 comunicativa delle parabole utilizzate da Ges\u00f9 nella predicazione.<\/p>\n<p> L&#8217;altra faccia dei libri, cio\u00e8 il legame tra libro e vita, \u00e8 offerto da un raffinato film epistolare che racconta la relazione d&#8217;amicizia tra una scrittrice americana, Helene Hanff, e i dipendenti di una libreria londinese specializzata nell&#8217;usato. Si tratta di <strong>84 Charing Cross Road di David Jones<\/strong> (Gran Bretagna 1986). Tratto dall&#8217;autobiografia della scrittrice realmente esistita e interpretato da due mostri sacri come Anne Bancroft (la scrittrice) e Anthony Hopkins (il libraio capo), il film tesse con grande delicatezza i fili di un&#8217;amicizia che nasce dall&#8217;amore per i libri: attraverso la richiesta di vecchie edizioni, la risposta a quella richiesta, le chiose ai libri ricevuti, l&#8217;attenzione alla vita reale e alle esigenze delle persone, emerge il significato che le opere scritte dall&#8217;uomo hanno per l&#8217;esistenza delle persone e la loro umanizzazione, ma anche le profonde trasformazioni in atto nella societ\u00e0 occidentale, al di qua e al di l\u00e0 dell&#8217;Oceano, tra il dopoguerra e gli anni &#8217;70. (C&#8217;\u00e8 anche una gustosa reazione di ripulsa della traduzione della Bibbia voluta da Enrico VIII, rispetto alla Vulgata Latina&#8230; e a dirlo \u00e8 un&#8217;ebrea).<\/p>\n<p> L&#8217;ideale proseguimento a livello di costume culturale e sociale lo troviamo in un film di <strong>Stephen Frears<\/strong> uscito lo scorso anno, dal titolo <strong>The Queen<\/strong> (Gran Bretagna 2006) che mostra il punto d&#8217;arrivo della rivoluzione degli anni &#8217;60 in Inghilterra. La tragica morte della principessa Diana porta allo scoperto la frattura culturale di una societ\u00e0 che ha ormai sostituito i valori della tradizione con nuovi valori e modelli presi dal mondo dei media e dello spettacolo. Il risultato \u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0 di comunicazione tra la regina Elisabetta e il suo popolo. In mezzo ai due poli, a cercare una possibile mediazione, si trova il primo ministro Tony Blair, laburista cresciuto in una famiglia tory.<\/p>\n<p> Godibile e raffinato al tempo stesso, il film si presta anche per un ragionamento sul cristianesimo contemporaneo che vive un problema analogo a quello vissuto da Elisabetta II: parlare un linguaggio che non \u00e8 pi\u00f9 compreso, perch\u00e9 parole e simboli sono stati svuotati dall&#8217;interno e sostituiti con altri valori e significati.<\/p>\n<p> Questo film richiama la nostra attenzione sulla natura del linguaggio cinematografico, linguaggio simbolico che utilizza immagini e metafore per comunicare idee, emozioni, sentimenti, esperienze di vita, o anche solo per divertire. Spesso le metafore e i simboli a cui il cinema ricorre per raccontare storie che non sono religiose, sono immagini religiose attinte all&#8217;inesauribile fonte della Bibbia.<\/p>\n<p> Un esempio \u00e8 il film di <strong>Robert Zemeckis<\/strong>, <strong>CastAway<\/strong> (Usa, 2000), che apparentemente racconta una storia d&#8217;amore avversata dalla sorte, e in realt\u00e0 mette a fuoco il delirio di onnipotenza della civilt\u00e0 occidentale che presume di poter dominare il tempo e non si accorge dell&#8217;intima fragilit\u00e0 cui conduce la rincorsa del progresso tecnologico.<\/p>\n<p> In prima battuta il modello letterario che appare \u00e8 Robinson Crusoe, perch\u00e9 il protagonista finisce naufrago per anni su di un&#8217;isoletta sperduta nell&#8217;Oceano. Ma tale modello \u00e8 utilizzato pi\u00f9 per prendere le distanze che per dire una somiglianza, mentre i riferimenti pi\u00f9 significativi sono quelli biblici, dal Diluvio a Giona. Tutto il percorso di rigenerazione sull&#8217;isola inoltre \u00e8 costruito sul modello del Deserto, dove Dio manda l&#8217;uomo che si \u00e8 smarrito correndo dietro ai desideri del proprio cuore, e l\u00ec &#8216; nella privazione di tutto, nella sofferenza, nel rischio della vita &#8216; parla al suo cuore, gli rid\u00e0 vita e senso, permettendogli infine il ritorno e una nuova partenza.<\/p>\n<p> L&#8217;esperienza del protagonista offre anche l&#8217;occasione per approfondire un tema biblico fondamentale come quello del male e del bene che a volte sembrano rappresentare due facce di una stessa medaglia e che l&#8217;ambiguit\u00e0 della condizione umana, rende difficile discernere. In questa stessa complessit\u00e0 misteriosa si inserisce il dilemma tra Provvidenza e Caso, e quello tra kr\u00f2nos e chair\u00f2s, tra un tempo che fugge in avanti lasciando l&#8217;uomo nella precariet\u00e0 e nell&#8217;insignificanza delle urgenze quotidiane, e un tempo che ha una dimensione di compiutezza e di assoluto, sottratta alla schiavit\u00f9 dell&#8217;orologio: il tempo di Dio che \u00e8 gi\u00e0 innestato in quello umano, attraverso l&#8217;Incarnazione, e apre varchi, per chi lo cerca, nel susseguirsi incessante dei giorni.<\/p>\n<p> Ripercorrere queste immagini bibliche riportandole nel loro contesto originale, significa porsi la domanda sul linguaggio simbolico che la Bibbia adopera: perch\u00e9 Dio sceglie questo linguaggio per rivelarsi e per parlare all&#8217;uomo? Perch\u00e9 non utilizza un discorso razionale, astratto, scientifico? Qual \u00e8 il problema culturale &#8211; di sintonizzazione e di comprensione &#8211; che un linguaggio simile pone all&#8217;uomo d&#8217;oggi? Ci appartiene ancora questa lingua o dobbiamo riscoprirla? le domande ci portano alle contraddizioni e alle tendenze che caratterizzano la cultura contemporanea.<\/p>\n<p> Oltre che in direzione simbolica, sarebbe necessario uno sforzo di dilatazione prospettica verso la cultura che ha dato vita alle sacre scritture, cio\u00e8 verso l&#8217;ebraismo. Ma se i libri, e anche i romanzi, per facilitare questa conoscenza, non mancano, il campo audiovisivo \u00e8 meno ricco, o forse pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p> Tra i film a soggetto, va ricordato il lavoro di <strong>Alessandro D&#8217;Alatri I giardini dell&#8217;Eden<\/strong> (Italia, 1998) che, pur con qualche deriva newage, cerca di ricostruire da un punto di vista ebraico la formazione di Ges\u00f9, cio\u00e8 il periodo dall&#8217;infanzia alle tentazioni nel deserto, su cui le fonti evangeliche tacciono. Il risultato \u00e8 ricco e stimolante.<\/p>\n<p> Tra i film di cultura ebraica originale, <strong>Ogni cosa \u00e8 illuminata<\/strong> di <strong>Liev Schreiber<\/strong> (Usa 2005) &#8211; film singolare tratto da un libro ancor pi\u00f9 singolare &#8211; consente di mettere a fuoco l&#8217;importanza della memoria, del fare memoria della propria storia familiare e comunitaria.<\/p>\n<p> La storia \u00e8 quella di Jonathan Safran Foer, giovane ebreo americano che torna in Ucraina alla ricerca del villaggio da cui \u00e8 riuscito a fuggire il nonno durante la seconda guerra mondiale con l&#8217;aiuto di una donna che Jonathan vorrebbe conoscere. Ma lo sterminio nazista ha fatto piazza pulita dei luoghi e delle persone; il regime comunista ha rimosso la memoria a livello collettivo, e ora il consumismo sfrenato di stampo occidentale sta completando l&#8217;opera. Con l&#8217;aiuto di un coetaneo ucraino, Alex, del nonno nevrotico di Alex e del suo cane, Jonathan riuscir\u00e0 a trovare una testimone che ha fatto della propria isba e della propria vita un memoriale. Lei, unica sopravvissuta del villaggio di Trachimbrod, \u00e8 in grado di consegnare tale memoria al ragazzo, ma anche di restituirla al vecchio che l&#8217;aveva spezzata, riconciliandolo infine con se stesso. In questo modo anche il nipote scoprir\u00e0 la propria vera identit\u00e0 e comprender\u00e0 come in realt\u00e0 ogni cosa sia illuminata dal passato; non basta vivere nel presente, proiettati in un futuro fatto di soldi.<\/p>\n<p> La lezione biblica che se ne pu\u00f2 indurre (il film non ha connotazione religiosa) \u00e8 quella dell&#8217;esperienza dell&#8217;esilio del popolo ebraico, che deve mantenere viva la memoria del luogo di origine (in questo caso l&#8217;Ucraina come Sion) per poter essere, e cercare al tempo opportuno la via del ritorno e della riconciliazione. Lezione \u00e8 il dolore a volte insopportabile del ricordo e dell&#8217;ingiustizia (\u00e8 il caso del nonno di Alex, ma anche dei nonni di Jonathan), e al tempo stesso, l&#8217;alienazione che comporta il rigetto dell&#8217;eredit\u00e0 di popolo del Signore (&#8216;se mi dimentico di te Gerusalemme, possa la mia destra restare paralizzata, possa la mia lingua attaccarsi al palato, se non mi ricordo di te, Gerusalemme, se non pongo Gerusalemme sopra ogni mia gioia&#8230; Salmo 137). Ancora, la lezione \u00e8 quella del salmo 78: ci\u00f2 che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato, non lo terremo nascosto ai loro figli.<\/p>\n<p> Ma l&#8217;intuizione pi\u00f9 straordinaria del film \u00e8 il modo in cui riesce a mettere in scena la reciprocit\u00e0 delle storie personali, nella diversit\u00e0, per cui la storia di Jonathan, alla fine, si rivela essere anche la storia di Alex.<\/p>\n<p> Riflettere sul piano religioso su questa fratellanza da sempre negata reciprocamente, a tratti con violenza feroce ed empia, \u00e8 anch&#8217;esso compiere un passo decisivo sulla strada del Ritorno e di una conoscenza pi\u00f9 autentica del Padre.<\/p>\n<p> Pu\u00f2 essere anche la premessa opportuna per incontrare chi questo viaggio di ritorno sui passi dell&#8217;Alleanza e di una autentica fratellanza, lo ha fatto fuori dalla finzione letteraria, con la propria vita.<\/p>\n<p> Si tratta di don Andrea Santoro partito da Roma per la Turchia per riaccendere la memoria nei luoghi che hanno visto nascere l&#8217;Antico Testamento e svilupparsi il Nuovo, per creare finestre e ponti spirituali tra ebrei, cristiani delle diverse confessioni e musulmani. Il dvd dal titolo <strong>La fede \u00e8 partenza<\/strong>, realizzato da <strong>Paola e Carlo De Biase<\/strong> per &#8216;Citt\u00e0 Nuova&#8217; (2007), raccoglie la testimonianza di don Andrea che ci guida sui luoghi e motiva il senso di questo ritorno in una terra che di l\u00ec a poco avrebbe risposto con violenza cieca alla sua testimonianza gratuita di fede e di fraternit\u00e0.<\/p>\n<p> Il cammino di riscoperta delle proprie origini, ebraiche e cristiane, \u00e8 al centro di un film singolare di <strong>Abel Ferrara<\/strong> che si muove tra finzione cinematografica, realt\u00e0 mediatica e realt\u00e0 religiosa autentica. Si tratta di <strong>Mary<\/strong> (Italia\/Stati Uniti, 2005) presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e premiato dalla giuria interconfessionale cristiana dell&#8217;associazione Signis.<\/p>\n<p> \u00c8 difficile descrivere questo film che presenta la ricerca spirituale del regista attraverso le ricerche dei due protagonisti della narrazione: Marie \u00e8 un&#8217;attrice che ha appena interpretato il ruolo della Maddalena in un film sensazionale realizzato sull&#8217;onda del successo di The Passion of the Christ di Mel Gibson, e, non riuscendo a staccarsi dal ruolo, si porta a Gerusalemme alla ricerca delle proprie origini ebraiche e della verit\u00e0; Ted Younger, invece, \u00e8 un anchorman televisivo di successo che sta curando degli speciali sulla figura di Cristo. Anche lui \u00e8 destinato ad entrare in un contatto meno superficiale con la dimensione religiosa, a causa delle complicazioni incontrate dalla moglie in attesa di un figlio.<\/p>\n<p> Il contesto da cui nasce la ricerca religiosa \u00e8 ancora una volta quello secolarizzato e disorientato dell&#8217;Occidente; il punto di partenza \u00e8 magari utilitaristico e la messa a fuoco dei problemi eterodossa, come i vangeli gnostici a cui fa riferimento il regista del film nel film, ma la questione che ripone al centro dello schermo \u00e8 quella di fondo: la presenza e l&#8217;azione di Dio nel mondo contemporaneo e la risposta dell&#8217;uomo. Film complesso, che segue una pista cara alla teologia femminile di riscoperta del ruolo della donna nella storia della salvezza (a restituire la pienezza &#8216;stereofonica&#8217; del progetto originale di Dio per l&#8217;umanit\u00e0), e dall&#8217;altro incrocia il piano della finzione con quello reale: gli ospiti in studio a parlare di Dio sono Luzzatto delle Comunit\u00e0 Ebraiche Italiane, Nicoletto dell&#8217;Eremo di Camaldoli, l&#8217;ortodosso Leloup, l&#8217;esperta di vangeli gnostici Elaine Pagels.<\/p>\n<p> Se siete arrivati fin qui, potreste provare a cimentarvi in una prova pi\u00f9 ardua: un film da vivere come una giornata di esercizi spirituali. L&#8217;opera \u00e8 <strong>Il grande silenzio<\/strong> di <strong>Philip Gr\u00f6ning<\/strong> (Germania 2005), che vi porter\u00e0 per quasi tre ore dentro la Grande Chartreuse sulle Alpi francesi, ma soprattutto cercher\u00e0 di farvi fare esperienza di quel tempo sottratto al tempo di cui parlavamo a proposito di Castaway.<\/p>\n<p> Il silenzio dei monaci rotto solo, in sottofondo, dalla preghiera comune o da qualche raro dialogo, fa spazio ai rumori quotidiani, alla natura, e restituisce pregnanza alla Parola di Dio: quella scritta sulle pagine della Bibbia, che appare a tratti sullo schermo a motivare una scelta cos\u00ec radicale, ma soprattutto quella che parla ancora a oggi al cuore dell&#8217;uomo attento a coglierla nel mormorio di un vento leggero.<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una prima considerazione: non c&#8217;\u00e8 film o racconto per immagini che possa sostituire la Parola testamentaria. 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